Philippe Gilbert, una leggenda senza tempo

Il successo di Philippe Gilbert raccontato con la consueta precisione da Roberto Sardelli deus ex machina di BagarreToday e non solo

Ci si aspettava una corsa a eliminazione. Ci si aspettava la prova del riscatto di una primavera non certo esaltante da parte di Peter Sagan. Poi, per quanto super vincente nelle prove di un giorno, era lecito attendersi anche l’ennesimo colpaccio del team Deceuninck-Quick Step. Un colpaccio che poteva essere compiuto con uno qualsiasi dei 7 atleti al via. Tanto sono abili nella formazione del team manager Patrick Lefevere a piazzare il corridore giusto al momento giusto.

Philippe Gilbert – Paris-Roubaix 2019 (Photo by Luc Claessen/Getty Images)

Alla Roubaix edizione 2019 il corridore giusto è stato colui che in gruppo può vantare sicuramente il palmarès più ricco. Quel Philippe Gilbert che alla soglia dei 37 anni è andato ad aggiungere un’altra classica monumento a quelle già inserite nel suo ricco bottino maturato dopo oltre 15 anni di attività tra i professionisti. Una classica nella quale non era mai riuscito a toccare il podio. Privilegiando nei suoi trascorsi, di orientare le proprie ambizioni verso le corse delle Ardenne e ad autunno, concentrasi sul Lombardia.
All’interno dell’affermatissima formazione belga erano consapevoli che per ambire al successo nella classica del pavè, si sarebbe dovuto fare i conti con Peter Sagan. Un campione fuori dal comune, che proprio per saper pilotare la bici come nessuno, sa destreggiarsi meglio di chiunque altro tra le numerose insidie presenti un po’ su tutto il percorso della lunga marcia verso il velodromo di Roubaix. Difficilmente il campione slovacco avrebbe potuto rassegnarsi ad una prima parte di stagione segnata da uno scarso bottino e costellata da sempre più frequenti critiche per una condizione che tarda ad arrivare.
Tutto sembrava procedere per il meglio per il capitano della Bora-Hansgrohe quando ai meno 15 dal traguardo, a seguito dell’ennesimo attacco operato da Philippe Gilbert, ha dovuto mettere a nudo i suoi limiti. Una resa inattesa, in risposta a un atteggiamento di sicurezza, reattività e tentativi di attacco, che aveva fino ad allora contraddistinto la sua condotta di gara.
Purtroppo per lui, in nessuna corsa come la Roubaix, i segnali di resa sono sempre chiari e inequivocabili. Rappresentano l’essenza stessa della corsa. Una sfida che va affrontata in testa perché una volta dietro, difficilmente si può recuperare. Fatta eccezione per il giovane e sempre sorprendente Wout Van Aert. Un incidente dietro l’altro, al quale è riuscito sempre a replicare con continui recuperi e azzeramento dei gap. Fino a rimanere al comando, all’interno di un plotoncino di 6 battistrada, che all’uscita dall’undicesimo settore di pavè ha preso in mano la corsa: Van Aert, Sagan, Gilbert, Lampaert, Vanmarcke e Pollit.
Un grande protagonista di giornata, il giovane atleta in forza al team Jumbo-Visma, che se non fosse stato falcidiato dalla sfortuna avrebbe goduto di un piazzamento all’altezza della sua eccellente prestazione.
Il resto degli onori, culminati con il bacio alla pietra simbolo del trofeo, sono tutti per Gilbert. Un campione che non finisce mai di stupire, che con i suoi successi aveva già toccato il paradiso ma che non ha saputo resistere all’istinto irrefrenabile di voler scrivere un’altra bella pagina della sua carriera, volando sulle pietre di quello da tutti definito, l’Inferno del Nord.

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